Gli strumenti di IA hanno reso più facile per chi non è del settore creare software descrivendo ciò che desidera. Questo ha spinto alcuni utenti a sperimentare la ricreazione di prodotti a pagamento, sollevando interrogativi sui limiti legali del reverse engineering assistito dall’IA.
Gli esperti legali citati nel rapporto affermano che è improbabile che la sperimentazione privata attiri azioni legali, mentre i rischi aumentano se un’app viene condivisa o venduta. Mitch Stoltz della Electronic Frontier Foundation ha dichiarato che distribuire o commercializzare una ricreazione può attirare maggiormente l’attenzione dei titolari dei diritti. Clark Asay, professore di diritto alla Brigham Young University, ha osservato che un’utility potrebbe comunque violare un brevetto, anche se creata in modo indipendente.
Il modo in cui un’app viene descritta all’IA può essere importante. Anziché chiedere un «clone» di un servizio specifico, gli esperti raccomandano di indicare le funzioni che la nuova app dovrebbe svolgere. Asay ha affermato che nominare un prodotto potrebbe indurre l’IA a usarlo come riferimento, mentre l’avvocato Jonathan Band ha avvertito che un sistema potrebbe copiare il codice oppure la sua struttura, sequenza e organizzazione, elementi che possono essere tutelati.
L’interfaccia può comportare un problema distinto. Il rapporto sconsiglia di chiedere a un’IA di riprodurre l’aspetto di un’app commerciale o di fornire schermate come esempi. Stoltz ha dichiarato che le interfacce utente possono contenere materiale protetto dal copyright e che copiarle potrebbe comportare un’esposizione legale anche quando la copia è sottile.
Anche i servizi in abbonamento possono prevedere condizioni che mirano a limitare il reverse engineering. La pubblicazione commerciale può comportare ulteriori rischi: Asay ha affermato che i titolari di brevetti potrebbero interessarsi maggiormente a un’app una volta che questa ha successo, e che la creazione indipendente non costituisce una difesa contro la violazione di brevetto.
Le indicazioni pratiche degli esperti sono di limitare gli esperimenti all’uso personale, descrivere le funzionalità senza nominare un prodotto esistente e creare un’interfaccia originale. Il rapporto afferma che la probabilità di riprodurre accidentalmente codice protetto è bassa, ma raccomanda prudenza, soprattutto prima di distribuire o vendere un’app generata dall’IA.
Fonti: PCWorld.